Che cos’è un dato dichiarativo?
Un dato dichiarativo (o autoriferito) è una misura che produci tu stesso: un voto al tuo smash, al tuo morale, al tuo sonno, allo sforzo che hai sentito. Ogni approccio scientifico comincia così: osservare, annotare, contare, prima di spiegare.
Un voto che ti dai dopo ogni partita è esattamente questo: un’osservazione regolare, fatta nelle stesse condizioni, sulla stessa scala. È il primo piano della misura, quello su cui si costruisce tutto il resto.
Quarant’anni di scienze dello sport
Nel 1982 Gunnar Borg getta le basi della scala di percezione dello sforzo 1. Una meta-analisi mostra poi che questo voto è legato alla frequenza cardiaca, al lattato e al consumo di ossigeno 3. Nel 2001 Carl Foster propone di moltiplicare il voto di sforzo di una seduta per la sua durata: è la session-RPE, diventata una misura standard del carico di allenamento 2. È stata validata in numerosi sport, per entrambi i sessi, a ogni età e a ogni livello 4, 5, 6, 7.
I questionari di benessere (fatica, stress, indolenzimento muscolare, sonno) seguono la stessa logica 16, 20, 21, 22, come i profili dell’umore 17, 18, 19 e i questionari sul sonno 24, 25, 26, 27. I consensus internazionali sul monitoraggio degli atleti li raccomandano accanto alle misure fisiologiche, dal Comitato Olimpico Internazionale alle società scientifiche europea e americana 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35.
E negli sport di racchetta?
Nel tennis, lo sforzo percepito durante una vera partita è legato al lattato nel sangue 8, 9. Nei giocatori professionisti, il carico misurato con la session-RPE segue quello calcolato dalla frequenza cardiaca 10, ed è servito a guidare l’allenamento al Roland-Garros 11 come con i giovani giocatori 12. Nello squash distingue i tipi di seduta nei professionisti 14. Uno studio confronta il carico del padel con quello del tennis in singolo e in doppio 13, e una revisione copre l’insieme degli sport di racchetta 15.
Onestamente: non abbiamo trovato studi che validino la session-RPE specificamente per il padel, il pickleball o il tennistavolo. I risultati del tennis e dello squash sono i più vicini.
Più sensibile di tanti sensori
La revisione sistematica di Saw, Main e Gastin (2016) ha confrontato 56 studi: le misure soggettive riflettono il carico di allenamento, acuto come cronico, con più sensibilità e costanza dei marcatori oggettivi comunemente usati 23. Su oltre 2.500 questionari nel football australiano, i voti di benessere seguono le variazioni di carico nel corso della settimana e della stagione 21.
Precisazione importante: questi studi riguardano lo sforzo, la fatica e il benessere dichiarati, non il voto tecnico di un colpo. Per i colpi l’argomento è diverso, e arriva poco più avanti.
E se mi valuto male?
Ci giudichiamo in modo imperfetto: in media, l’autovalutazione è legata solo moderatamente alla prestazione reale (una correlazione di circa 0,29) 37, 38, ed è spesso sfasata, per lo più verso l’alto 39. Ma diventa più precisa quando riguarda un ambito preciso, un compito familiare, e quando si è abituati a valutarsi 37, 38. Nel tennis giovanile, i colpi stimati dai giocatori non differiscono in modo significativo dall’analisi video 36.
Soprattutto, un bias costante non dà fastidio. Se ti sopravvaluti sempre di due punti, tutti i tuoi voti si spostano di altrettanto, e il divario tra i tuoi giorni buoni e quelli cattivi resta lo stesso. Ciò che conta non è l’esattezza di un voto, ma la sua affidabilità: giudicare la stessa cosa allo stesso modo ogni volta 42, 43, 44.
Per questo l’app ti confronta con te stesso, mai con gli altri. Ciò che vale per un gruppo spesso non vale per una persona 48, 49, ed è misurando più volte lo stesso giocatore che si separa una vera tendenza dal caso 50, 51, 52. Le autovalutazioni ripetute, annotate sul momento, sono affidabili e limitano gli errori di memoria 45, 46, 47.
I limiti, senza giri di parole
Un voto non dice se il tuo smash è oggettivamente buono: dice come l’hai percepito. È sensibile all’umore del momento e al risultato. E descrive associazioni, mai cause: «vinco quando do un voto alto al mio smash» non prova che lo smash faccia vincere. Serve a individuare, non a concludere.
Cosa ne fa MySportAPP
I voti del dopo partita sono trattati come conseguenze del risultato, mai come cause: non entrano in «cosa ti fa vincere». Vengono letti confrontando le tue vittorie con le tue sconfitte, con soglie sul numero di partite, un livello di affidabilità visibile e un ritorno verso il tuo livello abituale quando le partite sono poche.
Il tuo livello, invece, si calcola come nei migliori modelli di previsione del tennis: un punteggio che sale o scende dopo ogni partita in base all’avversario e allo scarto nel punteggio, con la sua incertezza 53, 54, 55, 56. I punti di una partita non sono del tutto indipendenti 57, e le statistiche individuali aiutano a prevedere l’esito di un incontro 58.
La domanda non è mai «questo colpo è buono?», ma «quando lo percepisci come riuscito, il tuo risultato cambia?». E questa relazione si misura molto bene.
Domani: le tue sensazioni e il tuo corpo, fianco a fianco
Le scienze dello sport distinguono il carico esterno (ciò che fai) dal carico interno (quanto ti costa), di cui fa parte la percezione dello sforzo 7. Con l’orologio, la tua frequenza cardiaca e i tuoi colpi misurati si uniranno ai tuoi voti: lo sforzo che senti, accanto a quello che registra il tuo corpo.